– Roberto Cassa, Senzaconfini su Instagram, presentati brevemente a chi ancora non ti conosce:

Sono un raro esemplare di fotografo di viaggio e autore. Dal 2014 viaggio per il mondo anche con mezzi non scontati, come la bicicletta o il monopattino. Ho lavorato con riviste, aziende leader nel settore della fotografia e dello sport, agenzie e uffici turistici internazionali. Ho pubblicato due manuali di fotografia, uno sul viaggio ed uno dedicato alla fotografia per Instagram.
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– C’è stato un evento particolare nella tua vita che ti ha fatto capire di non essere intenzionato a seguire un percorso lavorativo “classico”?

Non ho mai voluto seguire un percorso classico, dentro di me ho sempre percepito un’esigenza creativa che non comprendevo e non sapevo come sfogare, ho scoperto molto tardi che era la fotografia. In realtà c’è stato un episodio che ha dato inizio ad una catena di eventi che mi ha portato verso questa passione. Mentre studiavo giurisprudenza, ero al secondo anno di università e praticavo atletica leggera. Proprio un infortunio durante un allenamento, mi ha portato a fare riabilitazione attraverso la bici.
Un giorno mentre pedalavo in campagna, ho compreso che con la bici mi piaceva soprattutto esplorare nuovi posti, pedalare sempre gli stessi tragitti mi annoiava, mi divertivo solo quando le strade erano nuove. Così ho pensato perché non fare un viaggio in bici. Quella stessa estate sono partito per l’Islanda con lo scopo di esplorarla in bicicletta. In quel viaggio ho scoperto la passione per la fotografia, da quel momento è iniziato un percorso che mi ha portato ad abbandonare gli studi e lavorare come fotografo di viaggio.

–  La tua famiglia e i tuoi amici erano d’accordo sulle tue scelte di vita oppure ti spingevano a puntare a qualcosa di più “tradizionale” e “sicuro”?

La laurea o più in generale lo studio sono sempre stati importanti a casa mia. Ma nonostante questo non sono mai stato ostacolato nel seguire una passione. Poi il passaggio è stato graduale, per molto tempo ho portato avanti entrambi i percorsi, studiando legge e viaggiando. E all’inizio andava bene, con ottimi risultati, ma poi la fotografia ha richiesto sempre più tempo e attenzione, fino ad un punto in cui ho chiesto a casa di abbandonare l’università per mettere tutte le energie sul percorso da fotografo di viaggio. Alla fine, mi hanno appoggiato. Gli amici sono passati dal pensare che fossi impazzito, soprattutto con i primi viaggi in bicicletta e quello in monopattino, ma poi hanno iniziato a stimare e rispettare il mio percorso.

–  Quali sono le difficoltà in ambito lavorativo che hai incontrato durante il tuo percorso da fotografo e viaggiatore?

La parte più difficile è stata passare da ‘’personaggio del web’’ a professionista.
Il mondo del lavoro nonostante sia in evoluzione, guarda ancora con scetticismo chi si è affermato sui social media. Per questo ho lavorato molto nel costruirmi una figura professionale, puntando molto sulla qualità, non solo per i clienti, ma anche nelle pubblicazioni sui social.
Instagram oggi è determinante nel lavoro, quando invii le tue informazioni ad un ufficio turistico o un’agenzia fotografica spesso è il primo aspetto che osservano. Poi per un fotografo di viaggio è fondamentale saper parlare inglese, dato che la maggior parte dei clienti sono in paesi stranieri. Padroneggiare l’inglese mi ha aperto molto strade e possibilità lavorative.

  Segui una routine per gestirti meglio le giornate lavorative? Se sì, sai darci qualche consiglio?

Nonostante alcune volte ci siano delle scadenze, la fotografia porta a gestirti gli orari in autonomia. Questo è un aspetto molto pericoloso nel lavoro da casa. A me che piace sia scrivere che editare le immagini tendo a fare orari assurdi. Questo fino all’anno scorso, dove ho pubblicato due libri e editato migliaia di scatti in un anno andando inevitabilmente in sovraccarico. Da allora mi sono imposto degli orari fissi quando lavora a casa. Al momento dedico la mattinata dalle 8.30 alle 12.00 alla scrittura di un libro, mentre il pomeriggio dalle 15.00 alle 18.30 edito fotografie. Cerco di mantenere un ritmo costante specialmente adesso con la quarantena. Il mio consiglio per gestire il lavoro è trovare il giusto equilibrio per non stressare il corpo e la mente. Stabilire degli orari e rispettarli, inserendo anche giorni di riposo e soprattutto qualche ora di sport o attività all’aria aperta.

 – Consigli di proporre i propri scatti di viaggio anche a qualche agenzia fotografica? Se sì, quali?

Certo, ci sono agenzie fotografiche che si occupano esclusivamente di fotografia di viaggio. Meglio non farsi problemi sulle foto da inviare, in genere io svolgo un’ampia selezione e poi è l’agenzia stessa a scegliere quelle idonee. Spesso vengono prese immagini che io avrei scartato. Anche gli scatti che non vengono scelti sono ancora utilizzabili, se non sono troppo simili si possono sempre inviare ad un’altra agenzia.

– Quali sono i passi che consiglieresti a una persona intenzionata a intraprendere uno stile di vita alternativo, tentando di fare delle proprie passioni un lavoro?

Credo che vadano distinte le passioni passeggere dalla vera passione. Una vera passione non è solo un’attività che piace, ma un’esigenza di vita, perché è qualcosa che si è naturalmente portati a fare. Quando ho trovato la fotografia non sono stato più capace di farne a meno. Quasi tutti hanno la passione per il calcio, ma solo chi è pronto a sacrificare tutto diventa una leggenda. Non è una questione di talento naturale, deve esserci la propensione a continuare a migliorare giorno dopo giorno. Quando correvo i 100m avevo un talento, ma non la voglia di allenarmi con continuità. La fotografia invece non è solamente qualcosa che mi piace fare, ma che devo fare sempre, in quanto mi viene naturale, quando hai questa percezione, escluderla dalla tua vita è come perdere un arto. Per questo credo che chi ha una vera passione abbia altissime probabilità di farne un lavoro. Il primo passo è capire quanto è importante questa passione e se è più forte del pericolo di restare senza un impiego sicuro. Va verificato non solo se c’è una abilità ma se si è disposti a continuare a coltivarla. Se ci sono queste condizioni ci sono le premesse per investirci tempo e avviare un percorso lavorativo.

  – Quali sono i luoghi in cui non sei mai stato che ti piacerebbe esplorare?

Tutti i luoghi in cui non sono mai stato. Prima di viaggiare avevo delle destinazioni dove sognavo di andare, ma dopo tanti viaggi ho capito che non si possono avere pregiudizi sui Paesi. Alcune delle esperienze di viaggio più belle le ho avute in luoghi dove non avevo grandi aspettative. L’esplorazione e la scoperta sono gli aspetti che oggi più mi stimolano a partire, indipendentemente dalla destinazione. Ad esempio, il Paraguay che è un viaggio che in pochi hanno fatto o desiderano di fare, è stato uno dei viaggi più belli e interessanti della mia vita. Quindi, ormai non ho più luoghi precisi che mi piacerebbe vedere.

Grazie per la disponibilità e complimenti per il tuo libro “Fotografare per Instagram”, che ho trovato molto utile e di cui potete leggere la mia recensione: https://www.robertacorradin.com/fotografare-per-instagram/04/

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