Recentemente ho avuto l’opportunità di intervistare il mio amico Mattia Ozbot, fotografo sportivo e commerciale professionista.

In questa intervista ha risposto ad alcune domande che ho precedentemente raccolto sul mio profilo Instagram (https://www.instagram.com/roberta_corradin/).

Buona lettura!

  • Ciao Mattia, presentati brevemente a chi non ti conosce:

Ciao, sono Ozbot Mattia, vivo a Varese e ho 25 anni. Fotografo da quando avevo circa 17 anni.

Da lì comprai la mia prima macchina fotografica e iniziai subito a fotografare e, tramite un percorso molto graduale, sono arrivato ad oggi a fare il fotografo di professione. Faccio il fotografo prevalentemente sportivo, seguendo basket e calcio; però lavoro molto anche con il settore della fotografia commerciale (aziende, pubblicità, cataloghi, fashion, lavori per social, qualche lavoro video e altri lavori di carattere giornalistico).

Diciamo che mi occupo di fotografia a 360° perché attualmente per fare solo ed esclusivamente questo lavoro serve anche questo. È un pro e un contro ma magari dopo ne parleremo meglio.

  • Pensi sia necessario seguire un percorso di studi inerente alla fotografia o pensi sia abbastanza frequentare qualche corso/workshop specifico e poi imparare a lavorare sul campo autonomamente? Tu hai frequentato corsi o sei autodidatta?

Io ho iniziato quando avevo 17 anni e ho iniziato facendo un corso tenuto da un ragazzo in un Comune vicino. Quel corso mi ha insegnato molto per capire in che direzione andare. Diciamo che lì ho capito le basi e da lì si iniziava a sperimentare e a capire le tecniche di come bisognava fotografare.

Nel mentre ho anche scaricato un corso online, che all’epoca non erano così frequenti. Era un corso interattivo che mi ha dato una grossa mano.
Però devo dire che il salto vero e proprio di qualità l’ho fatto circa 2 anni dopo, quando ho fatto circa 3 mesi continuativi intensivi a fotografare tutti i giorni (mattino e pomeriggio) a contatto con un’agenzia fotografica di basket.

È stata proprio una scuola intensiva e da lì c’è stata la vera e propria svolta. Poi pian piano dopo quei 3 mesi ho iniziato a lavorare sempre di più e ho avuto la fortuna di conoscere determinati fotografi sportivi che mi hanno insegnato tantissimo e ho cercato di rubare veramente sul campo: rubare tecniche, ma anche consigli soprattutto di come trovare qualche skills sulla macchina fotografica, come impostarla, perché comunque uno magari può essere convinto di una cosa ma sulle impostazioni della macchina fotografica riusciva a ottenere un risultato completamente diverso.

Quindi questo secondo me è il risultato soddisfacente sulla fotografia in generale.
Poi ho frequentato qualche corso sulla postproduzione dell’immagine, sul ritocco, Photoshop, e per il resto ci si confronta sempre con i collaboratori e i propri colleghi, che è molto importante.

  • Hai uno studio fotografico personale? Collabori con altri fotografi?

Ho uno studio fotografico personale (intendo come mura, spazio) piccolino ma mi basta, perché comunque su Varese non è fondamentale, dato che non c’è tanta richiesta di studio; ma ce l’ho, qualora serva per fotografare piccoli oggetti, una due persone a figura intera, che è molto importante.
Collaboro con altri fotografi e, quando ho iniziato, c’è stata la svolta, perché molte volte si riesce ad andare in aiuto ad altri fotografi che hanno determinati eventi e così riesci a lavorare molto continuativamente, perché comunque nell’arco di un anno gli eventi ci possono essere ma non puoi coprirne tantissimi, nel senso che non puoi avere tutto tu.

Collaborando con altri fotografi riesci a coprirliperché comunque molti servizi vanno fatti in più persone (magari 2 fotografi, 1 videomaker…).

Quindi collaboro: io do una mano e determinate volte anche altri danno una mano a me. Quindi secondo me bisogna sempre fare un lavoro di team, perché il lavoro c’è per tutti e secondo me il lavoro non va sottovalutato e soprattutto non va svenduto.

  •  Qual è il miglior consiglio per per fotografare basket e lo sport in generale? I momenti che cogli sono molto intensi.

È una domanda un po’ ampia: io parto dalla base che secondo me ci vuole una determinata attrezzatura idonea per portare a casa il risultato, però per portare il risultato che serve ai clienti.

Se si vuole avere una buona fotografia in generale bisogna partire da avere l’idea e il gusto di quella fotografia; perché quando vado ai palazzetti o agli stadi, molte volte ho già un’idea di quella partita, di cosa voglio portare a casa. Poi ovviamente non succede mai che quest’idea la voglio portare a casa e la porto a casa, perché c’è sempre un’imprevedibilità (squadra di casa o fuori vince, perde, non esulta o quant’altro).

Il miglior consiglio alla fine, secondo me, è l’essere pronti a vedere, a capire e a prevedere quello che succederà poco dopo, anticipare il momento; ovvero capire un po’ come sta andando la partita, cosa potrebbe succedere, se magari una squadra sta perdendo ma pian pianino recupera e si scalda tutto il pubblico e capire se qualcuno potrebbe segnare e magari esultare e quindi quelle sono cose che fanno la differenza; perché tutti i fotografi a bordo campo riescono a fotografare ma se tu riesci ad anticipare quello che potrà succedere, magari quello di fianco a te non fa quella foto e a quel punto tu fai la foto migliore di tutti gli altri e riesci a portarti a casa quel qualcosa in più che gli altri non hanno.

  • Quali sono i passi che consiglieresti a una persona intenzionata a fare delle proprie passioni un lavoro?

Consiglierei di crederci sempre, fare tantissimi sacrifici perché comunque se uno ci crede deve fare determinati sacrifici per arrivare all’obiettivo; perché nulla viene regalato, devi combattere e, soprattutto in questo lavoro, non si è fotografi ma imprenditori di sé stessi.

Bisogna essere bravi a coltivare dei contatti, essere bravi ad andare nella direzione giusta. Magari oggi ti metti a fotografare un determinato settore che magari tra due anni scompare completamente oppure diversificare. Quindi ci sono determinati passaggi da considerare. Sicuramente a un’età giovane quando si ha più spensieratezza non si hanno determinati vincoli e si può rischiare un po’ di più. Poi secondo me c’è chi è portato a rischiare e a farlo diventare un lavoro e chi meno.

È difficile. Però bisogna avere una piccola base di partenza, non buttarsi subito, investire piano piano, avere costanza, costruirsi una buona rete e quando si capisce che si arriva a un buon punto ci si può buttare.

Ognuno ha la sua strada e nella fotografia sportiva al giorno d’oggi è veramente difficile. Gli anziani sono sempre lì a fotografare, non c’è più il ricambio generazionale.

Posso portare determinate parole del fotografo Stefano Guindani, che dice: “Secondo me un fotografo deve guadagnare almeno € 3000,00/mese. Se non guadagna almeno questa cifra non può fare il fotografo”.

  • Pensi che nel 2020 si possa guadagnare abbastanza per vivere di sola fotografia?

Secondo me sì, perché la fotografia è molto importante e serve a tutti. Ormai abbiamo tutti iPhone, macchine fotografiche, però vanno saputi usare e da un professionista si riesce a tirare fuori un determinato risultato che è quella cosa in più che qualsiasi persona non riesce a ottenere.

 Non è la qualità, è l’idea.

È quel qualcosa che se qualcuno è bravo, riesce a farla apprezzare dal cliente. Se il cliente apprezza questo, sarà contento di pagare un prezzo alto, perché secondo me attualmente la fotografia è sottovalutata, quindi molta gente dice “pago poco il fotografo”, invece bisogna far capire che per avere un determinato prodotto il cliente deve essere disposto a spendere.
Se si fa capire questo, nel 2020 si può vivere di sola fotografia.

Però bisogna avere questa certezza, anche se dipende dal settore.Io ho la fortuna di lavorare a 360° e, avendo vari settori, se va male uno c’è sempre l’altro.
Di contro ho l’attrezzatura che è specifica di ogni settore. Però fatto l’investimento iniziale si riesce a vivere di sola fotografia: ovviamente, il fotografo è un imprenditore, quindi magari un bravo imprenditore riesce a vivere meglio di un altro per le idee, per cogliere il momento giusto…Magari sarà per pochi ma la fotografia ci sarà sempre.

  • Segui una routine per gestirti meglio le giornate lavorative? Se sì, sai darci qualche consiglio?

Non seguo una routine specifica. L’unica cosa è che cerco di svegliarmi tutte le mattina alla stessa ora (circa alle 7:00) ed essere operativo praticamente da subito.
Quindi dalle 7.30 fino alle 21.00 tutti i giorni. Ovviamente non posso mai essere costante perché l’agenda è sempre piena di eventi e quindi magari ho il mattino “libero” inteso come lavoro in studio/ufficio e poi magari il pomeriggio ho un appuntamento, una partita di calcio la sera…

Un esempio: un evento sabato generale, la sera una partita di basket, la domenica una partita di calcio, che porta via tanto tempo, magari è anche lontana quindi magari tornando tardi il lunedì mattina dormo di più, il pomeriggio sistemo le foto, il martedì c’è una conferenza stampa… quindi varia sempre.

Aggiungo qualcosa d’altro, qualche domanda che spesso mi viene fatta.

Come posso fare il fotografo?
Quando mi pongono questa domanda rimango un attimo perplesso perché molta gente vuole fare il fotografo partendo da zero; ma ci vuole una persona alle spalle che ti dia una mano (es. genitori che ti supportano).

Secondo me il momento migliore è iniziare durante l’università. Si riesce a imparare un lavoro e nel mentre si fa il fotografo, così da capire se può diventare un vero lavoro. È difficile, ognuno deve valutare su sé stesso.

Nessuno ti prende più nemmeno come assistente, devi fare tutto da solo e questo complica molto le cose.

Come iniziare a fare fotografia sportiva?
È difficile, perché bisogna entrare a fotografare determinati eventi e ci vuole il tesserino dell’ordine dei giornalisti.

Grazie Mattia per la disponibilità!

Segui Mattia su Instagram e Facebook! https://www.instagram.com/mattia_ozbot_photography/ https://www.facebook.com/MattiaOzbotPhotography/?ref=bookmarks


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